cold perfection

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Elsa Morante

Elsa Morante

Così ti perdo, e tu mi perdi, nella pestilenza
di questa città. Stravolti nel tempo comune,
ci scordiamo della nostra nazione festante
e dei giochi prenatali.

Fino a che la pazienza capricciosa del destino
non torni nella fossa del caso, a decifrarvi
le lettere sotterrate, da ricomporre
nel nostro unico nome

e ci renda alle nostre prime stanze arboree
altalene sospese di qua dalla corrente
dove il mulino atroce di tutte le allucinazioni
non è altro che il giro del nostro scherzo arioso.
Noi siamo meno che umani, puri
dal vizio della morte.

- Elsa Morante, La smania dello scandalo

Ah, par­venza di sogno faticoso,
ultima pena all’accidia!
dal fondo astruso risa­lirà la barca,
senza fine: altre voci, altre stanze.


E se almeno potesse que­sta ango­sciosa mente
come acqua toc­care la radice, salire come il verde
alla punta più alta. Insi­pida linfa
e fatuo stelo! Sem­pre rinato a invaghirti
(con sospiro pue­rile e inerme)
dei cava­lieri feroci che gio­cano alla caccia
delle ange­li­che belve.

- Elsa Morante, Amleto

napolinostalgia:

 Josef Koudelka, Naples 1980

napolinostalgia:

 Josef Koudelka, Naples 1980

Per il dolore delle corsie malate
e di tutte le mura carcerarie
e dei campi spinati, dei forzati e dei loro guardiani,
e dei forni e delle Siberie e dei mattatoi
e delle marce e delle solitudini e delle intossicazioni e dei suicidi
e i sussulti della concezione
e il sapore dolciastro del seme e delle morti,
per il corpo innumerevole del dolore
loro e mio,
oggi io ributto la ragione, maestà
che nega l’ultima grazia,
e passo la mia domenica con la demenza.
O preghiera trafitta dell’elevazione,
io rivendico per me la colpa dell’offesa
nel corpo vile.
Stàmpami nella mente malcresciuta
la tua grazia. Io ti ricevo.

- Elsa Morante, La sera domenicale

Dal luogo illune del tuo silenzio
mi riscuote ogni giorno l’urlo del mattino.
O notte celeste senza resurrezione
perdonami se torno ancora a queste voci.

Io premo l’orecchio sulla terra
a un’eco assurda dei battiti sepolta.
Dietro la belva in fuga irraggiungibile
mi butto sulla traccia del sangue.

Voglio salvarti dalla strage che ti ruba
e riportarti nel tuo lettuccio a dormire.
Ma tu vergognoso delle tue ferite
mascheri i cammini della tua tana.

Io fingo e rido in un ballo disperato
per distrarti dall’orrenda mestizia
ma i tuoi occhi scolorati di sotto le palpebre
non ammiccano più ai miei trucchi d’amore.

Alla ricerca dei tuoi colori del tuo sorriso
io corro le città lungo una pista confusa.
Ogni ragazzo che passa è una morgana.
Io credo di riconoscerti, per un momento.

E mendicando rincorro lo sventolio di un ciuffetto
o una maglietta rossa che scantona…
Ma tu rintanato nel tuo freddo nascondiglio
disprezzi la mia commedia miserabile.

Buffone inutile io deliro per le vie
dove ogni fiato vivente ti rinnega,
Poi, la sera, rovescio sulla soglia deserta
un carniere di piume insanguinate.

E chiedo tenerezza al buio di una stanza,
almeno una decadenza alla memoria,
la senilità, l’equivoco del tempo volgare
che medica ogni dolore…

- Elsa Morante, Addio